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lunedì 27 luglio 2009

i 'lontani' e la Chiesa, da Adista

Da www.adistaonline.it, adista, fatti, notizie, avvenimenti su mondo cattolico e realtà religiose
lunedì 27 luglio 2009

LA PASTORALE DEI LONTANI CHE ALLONTANA I ‘VICINI’:
IL CASO DELLA CHIESA DI S. LEONE MAGNO A ROMA

35146. ROMA-ADISTA. Chi sono i "lontani"? È una domanda sulla quale si stanno da mesi interrogando gli abitanti del quartiere Aurelio, Municipio 18 di Roma. Lì sorge, dagli anni ‘30, la Chiesa di San Leone Magno, affidata ai Padri Concezionisti, con la vocazione di essere centro di aggregazione e spazio per i poveri, tanto da essere stata dotata di una cucina economica sin dai primi anni di attività. Ed è sempre lì che una Comunità di laici, intorno agli anni ‘70, ha cominciato ad operare con i poveri e per i poveri. All’inizio in maniera occasionale, poi, via via, istituzionalizzando il proprio impegno attraverso una serie di attività, prima fra tutte la "Colazione per i poveri", ogni sabato mattina dalle 6,30 alle 9. Un impegno che rischia di essere bruscamente ed inspiegabilmente interrotto: il rettore della Chiesa padre Giovanni Cazzaniga intende infatti riadeguare i locali dove si tiene la colazione, eliminando la cucina in favore di un salottino dove, dice, comincerà dal prossimo anno a tenere una "pastorale per i lontani". Sfrattando, nel frattempo, i "vicini".
La colazione del sabato è iniziata nel 1986; ad essa ne sono seguite altre, che ne sono state la naturale prosecuzione, la La.Va. (Lavoro Vagabondo), onlus che aiuta i disoccupati a cercare lavoro, il Gruppo di Solidarietà Internazionale, la ramificazione internazionale delle iniziative, e il "Barbone Vagabondo", giornale scritto da poveri per i poveri, su temi inerenti la marginalità.
Non è la prima volta che l’attività rischia di chiudere, ma i precedenti tentativi sono sempre rientrati, anche per l’impegno dei superiori della congregazione e dei vescovi di settore (prima mons. Vincenzo Apicella, poi mons. Benedetto Tuzia). Questa volta, però, la decisione di padre Cazzaniga sembra irrevocabile. E la diocesi non ha voluto manifestare il proprio dissenso. Anzi: la Comunità di San Leone è stata informata ufficialmente della decisione di Cazzaniga proprio da mons. Tuzia, in un incontro avvenuto all’inizio dell’anno pastorale. In quell’occasione, Tuzia disse che a partire da aprile 2009 la comunità avrebbe dovuto trovare nuovi locali per svolgere le proprie attività. Di tutto questo, a San Leone non ne sapeva nulla nemmeno don Raffaele Buono, che dagli anni ‘70 segue come assistente la comunità. A lui mons. Tuzia assicurò che padre Cazzaniga avrebbe spedito una lettera per metterlo al corrente della decisione e delle sue motivazioni. Lettera che però non è mai arrivata. Alle proteste della comunità il vescovo ha poi replicato sottolineando che la Chiesa è affidata ai padri Concezionisti, ed ha una sua autonomia gestionale all’interno della quale la diocesi non può entrare. Poi, al termine di un dibattito molto acceso, mons. Tuzia ha tagliato corto: "Al rettore dovete obbedienza".
È iniziata allora la ricerca di un luogo alternativo: mons. Tuzia ha indirizzato la Comunità presso le Suore della Carità in via Albergotti. Ma si sarebbe trattato di portare i poveri fuori da San Leone. E in ogni caso le stesse suore hanno dichiarato di non disporre di locali per ospitare le attività del San Leone.
La comunità ha chiesto allora chiarimenti a padre Cazzaniga, che, dopo molte insistenze, ha acconsentito ad una riunione con alcuni rappresentanti dei vari gruppi della Comunità. Dell’incontro, tenutosi il 29 maggio, è rimasto anche un verbale. Di fronte alla determinazione del rettore di istituire una "pastorale per i lontani", di cui - ha detto - c’è "grande bisogno", in molti hanno cercato di capire il significato dell’essere "lontani". "La catechesi dei lontani - ha detto uno dei volontari - non può che coinvolgere il povero, che è spesso, appunto, ‘lontano’". Alla fine, padre Cazzaniga ha concluso: "Ho ascoltato tutti, il clima, i desideri, le prospettive dai vostri discorsi. Rifletterò, e si prenderà una decisione in accordo con il vescovo, al quale spetta l’ultima parola".
Ma in realtà, la linea di padre Cazzaniga non è cambiata. E in una successiva lettera alla comunità ha spiegato che la sua decisione era stata "riconfermata dal vescovo". La comunità ha provato a rivendicare, ancora una volta, la necessità di un maggiore coinvolgimento dei fedeli nelle scelte pastorali: decisioni così importanti, hanno spiegato al rettore, devono essere prese dall’intera comunità ecclesiale, non da una sola persona, per di più con l’opposizione di tutti. Parole inutili. Così i volontari di San Leone hanno deciso di preparare un volantino: "Fuori i poveri da San Leone", era il titolo che campeggiava sui fogli. Di seguito, si spiegava come padre Cazzaniga, con il consenso del vescovo Tuzia, avesse deciso di sospendere la Colazione del sabato. Il volantino non è stato però distribuito: il vescovo, informato del suo contenuto, si è impegnato nuovamente a trovare una soluzione alternativa. Ed ha proposto i locali della vicina chiesa parrocchiale di Santa Maria Immacolata di Lourdes a Boccea. Che si sono rivelati però inadeguati: la cucina lontana dai saloni, infatti, avrebbe costretto i volontari ad uscire all’aperto con le vettovaglie, anche in inverno, magari sotto la pioggia.
A quel punto sono stati gli stessi poveri a mobilitarsi: hanno scritto una lettera a padre Cazzaniga ed una ai responsabili della Comunità; nella prima hanno chiesto al rettore "di ripensare alla sua decisione e di non privare la Chiesa di San Leone di questa ricchezza: i poveri". Tra il 17 e il 20 giugno la lettera ha raccolto nell’intero quartiere quasi 1400 firme, corredate da recapiti e messaggi. Ora, dopo mesi di battaglie, il destino della Colazione resta ancora sospeso.




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