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venerdì 3 ottobre 2008

DA NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Da NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO, Numero 597 del 3 ottobre 2008
Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it

Riprendo alcuni testi dedicati alla giornata della nonviolenza (2 ottobre)

8. OGNI GIORNO LA NONVIOLENZA. GIULIANO FALCO: USURPAZIONI
[Ringraziamo Giuliano Falco (per contatti: giulianofalco@gmail.com) per questo intervento]

Sessant'anni or sono veniva assassinato Gandhi, il massimo profeta della nonviolenza. Non so quanti se ne ricordino, in Italia e nel mondo; se ne e' ricordata la Telecom nel suo spot e nel sito che gli ha dedicato... se da un lato e' vero che ha permesso a molte persone di conoscere quello strano personaggio cosi' poco televisivo, cosi' poco "moderno", anacronistico quasi, e' anche vero che si tratta di una appropriazione indebita, dell'usurpazione a fini commerciali di una figura che con la pubblicita', il commercio e la proprieta' c'entra come i classici cavoli a merenda.
E' vero che viviamo in un periodo storico complicato e complesso, dove questi processi di appropriazione indebita, di assimilazione da parte di quello che una volta veniva chiamato "il sistema" di figure scomode, sono divenuti abitudini. Basti pensare alla Moratti che, nella veste di ministro dell'istruzione citava don Lorenzo Milani, o Fini che, al congresso dell'allora Alleanza Nazionale, citava Antonio Gramsci...
Trovo queste operazioni estremamente pericolose: prima di tutto perche' creano confusione, sono mistificanti e menzognere. Ma la destra in questo e' sempre stata campione: il Fronte della Gioventu', prima di essere il nome dell'organizzazione giovanile missina era stato il nome dell'organizzazione giovanile partigiana; l'Ordine Nuovo, prima di essere la denominazione di una delle organizzazioni neonaziste di qualche tempo fa, era stata la testata giornalistica operaia diretta dal gia' citato Gramsci e nome del gruppo comunista torinese. Ancora un ultimo esempio: la fiaccola, simbolo usurpato dalla destra neofascista, era stato prima un simbolo anarchico.
Ma tra le appropriazioni indebite dobbiamo annoverare anche la pretesa "conversione alla nonviolenza" di Bertinotti, allora segretario di Rifondazione Comunista, e il nome della lista veltroniana alle elezioni comunali di Roma, chiamata inopportunamente "I Care", noto motto della scuola di Barbiana e di don Milani: dovrebbero spiegarmi questi signori della sinistra istituzionale - o ex istituzionale - cosa c'entrino la nonviolenza e don Milani con le loro scelte a favore della guerra in Afghanistan.
Non solo queste operazioni politico-commerciali creano confusione tra la gente, ma abbassano il livello del discorso politico portando presto o tardi al fatidico "tanto sono tutti uguali" e quindi al disimpegno, all' accettazione supina, alla rinuncia.
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Torniamo al nostro discorso: il 2 ottobre e' stato proclamato "Giornata internazionale della nonviolenza". Solitamente sono diffidente quando sento dedicare una giornata all'anno a qualche tema di vitale importanza: non vorrei che diventasse un modo come un altro per lavarsi la coscienza e riprendere, il giorno dopo quello che si era interrotto la vigilia della "giornata dedicata a...".
Sia ben chiaro: oggi piu' che mai c'e' bisogno di nonviolenza, a qualunque livello, da quello infrapersonale a quello interpersonale, per arrivare alla politica internazionale. Ma sia altrettanto ben chiaro che lo stato e l'esercito esistono per far le guerre; che il conflitto armato risponde a un'esigenza strutturale dell'economia fondata sullo sfruttamento. Cio' di cui si ha bisogno oggi e' di una rivoluzione che getti le basi per una nuova vita, per nuovi rapporti con se stessi, con gli altri, per una societa' di tutti e per ciascuno.
Mi rendo conto benissimo che e' un'utopia, ma sono altrettanto cosciente del fatto che se non troviamo una via d'uscita all'impasse in cui l'economia, gli stati e gli eserciti ci hanno cacciati festeggeremo ben poche altre giornate della nonviolenza...
Un'ultima riflessione: che ciò sia un'utopia non deve impedirci di organizzare, ovunque sia possibile, strutture di resistenza, trasparenti e nonviolente, nei posti di lavoro e di vita, nelle relazioni personali, con i mezzi di comunicazione, ecc. La nonviolenza sarà anche in cammino, ma dobbiamo andarle incontro. Nonviolenza significa crescita personale, di gruppo, sociale; significa intervenire nelle scuole e ovunque sia possibile, significa formazione.
Significa anche smettere di delegare ad altri il compito di intervenire: vuol dire, infine, divenire soggetti attivi e non passivi della propria vita e di quella dell'intero pianeta. Certo significa anche rinuncia, sobrietà e sacrificio. Ma i buoni esempi, per fortuna, non mancano: Gandhi, Capitini, don Lorenzo Milani...

9. OGNI GIORNO LA NONVIOLENZA. GIOVANNI FRANZONI: NONVIOLENTI ATTIVI
[Ringraziamo Giovanni Franzoni (per contatti: g.franzoni@tiscali.it) per questo intervento in forma di lettera personale]
Stiamo attendendo una influenza che dicono "cattiva", allora bisogna preparare un vaccino, ma il vaccino non si puo' preparare finche' non sia isolato il virus. Scusami la parabola sanitaria ma credo che la nonviolenza a freddo sia un esercizio ideologico. Secondo il buon Gandhi i nonviolenti attivi sono dei veri e propri guerrieri che conoscono il male e la sua violenza perche' lo hanno individuato nella loro propria esistenza, proprio come il vaccino che si costruisce con componenti del virus.
Dobbiamo quindi lavorare per mettere a fuoco il nodo centrale della violenza che ci avvolge e poi, usciti dall'individualismo di bandiera, muovere la rete antiviolenta, prima che sia troppo tardi, perche' uscire quando la violenza infuria e' altrettanto ridicolo quanto uscire alla carlona. Da tempo, almeno da quando e' uscito "Anche il cielo e' di Dio", cerco di muovere verso la consapevolezza che i "beni comuni globali", fondi oceanici, luna, spazio esterno, Antartide chiedono di essere amministrati da un soggetto collettivo e non solo da una confusa assemblea di stati quale l'Onu.
Penso che non riusciremo ad affrontare i "mali comuni" finché non avremo creato la consapevolezza che l'umanità' esiste e si autocostituisce come soggetto.

10. OGNI GIORNO LA NONVIOLENZA. DANIELE GALLO: IL VALORE DI UNA SCELTA
[Ringraziamo Daniele Gallo (per contatti: d.gallo@viator.it) per questo intervento]
L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha fissato nel 2 ottobre la Giornata internazionale della nonviolenza, accogliendo la proposta del governo indiano. La data ha un alto valore simbolico se si considera cha ha dato i natali al Mahatma Gandhi. La decisione del Palazzo di vetro appare certamente lungimirante e in controtendenza, a condizione che vada al di la' di una superficiale astrazione liturgica. Dopo la fine di una perversa interpretazione del comunismo anche il capitalismo sta giustamente appassendo, soffocato dalla sua intrinseca disumanita' ed ingiustizia; si stanno cosi' disegnando i tratti della fine di un'era, contaminata da una cieca violenza dalle innumerevoli facce: il mondo nuovo che molti intravedono dietro l'angolo non puo' che avere origine ed ispirazione dalla nonviolenza, dall'accettazione dell'altro come fratello e dalla consapevolezza di essere un filo della stessa ragnatela voluta dal progetto divino.
Giovanni XXIII scriveva che la guerra e' estranea alla ragione e alla dimensione umana: la violenza, quale essa sia, dalla piu' sottile e psicologica a quella piu' volgarmente devastante, non deve esistere come modalita' umana nelle dinamiche relazionali.
La nonviolenza e' l'unica scelta possibile se l'uomo vuole recuperare l'Alleanza e ricollegarsi alla propria scintilla divina. Secondo Gandhi "la nonviolenza e' piu' potente della piu' potente violenza". Nessuno sia sfiorato dal dubbio che possa non essere cosi': ne va del nuovo mondo, quello vero.

11. OGNI GIORNO LA NONVIOLENZA. VITTORIO MERLINI: PENSIERI DALLA VITA QUOTIDIANA
[Ringraziamo Vittorio Merlini (per contatti: vittoriomerlini@peacemail.it) per questo intervento]

Rino mi manda la preghiera dell'infartuato, con l'augurio di non averne bisogno. Lui ne ha avuto bisogno. Abbiamo lavorato insieme per molti anni nell'associazione di pubblica assistenza. I rapporti sono buoni. Molto tempo fa e' venuto, quale esattore, a pignorarmi lo stipendio quale obiettore di coscienza alle spese militari. Era il primo caso. I rapporti erano difficili. Poi le cose cambiano, e un "nemico" puo' diventare un amico.
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Mi hanno chiesto di raccontare cosa e' rimasto in me del Servizio civile svolto trent'anni fa. Una scelta, insieme all'obiezione al servizio militare, che ha "fondato la mia vita": comunita', lavoro manuale e intellettuale, accoglienza, servizio, scelta evangelica, impegno per la pace (lotta e formazione), tensione per la giustizia.
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Sto imparando la mitezza delle mucche, la stabilita' dell'albero, le leggerezza delle nuvole, la fragranza dei fiori, la vitalita' dell'acqua, l'energia dell'aria, la solidita' della terra...
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La vita e' breve. Se rallentiamo sembra piu' lunga. Mangiare in fretta fa sembrare il pasto piu' corto. Mangiare lentamente ci fa saziare con poco e con piu' gusto.
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Responsabilita'. E' facile scaricare sugli altri la responsabilita' delle relazioni; della serie "ha cominciato lui!". La risposta e' sempre una nostra decisione, di cui ci assumiamo piena responsabilita'. E' vero, ci sono degli automatismi, dei meccanismi, come nella catena della rabbia e nell'escalation. Maturita' vuole che siamo capaci di rompere questi automatismi, dando risposte diverse, consapevoli.
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Nell'educare o nel rapportarsi con gli altri cerchiamo di vederli nella loro integrita'. Se vediamo solo i loro lati negativi possiamo rafforzarli. Se vediamo solo quelli positivi possiamo aiutare a negare, nascondere, non accettare e non gestire quelli negativi. In altre parole e' buona cosa accettare la nostra e altrui umanita'.
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I comportamenti (le azioni) sono l'aspetto piu' superficiale della vita ma sono una spia dell'ordine-disordine interiore. L'ordine esteriore e' un segnale dell'ordine interiore.
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Chiedere, come ho fatto, "quanta percentuale di te conosci?" e' una domanda impossibile, perche' presuppone che tu conosca quanta percentuale di te... non conosci!
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Ognuno di noi ha una cantina segreta dove tiene nascosta parte di se' (paure, dolore, limite, ferite...). Chi ci fa arrabbiare sta cercando, inconsapevolmente, di alzare la botola dei nostri segreti. Forse e' per questo che ci fa arrabbiare...
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Nell'ultima assemblea dell'associazione ho sentito un livello molto basso di spiritualita', inteso nel senso piu' ampio e laico possibile. Forse per questo l'energia e' cosi' scarsa
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Come fare crescere la pace dentro e attorno a noi? Non tanto con trucchi, giochi, terapie... Non facendo finta di essere specialista! Ma come innamorato della pace. Tutto qui. Come? sviluppando la dimensione interiore: Curando l'anima. Riconoscere di essere una "piccola anima".
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